Gonnostramatza _ Il blog de SuTramatzesu

 

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Miss Fantasy (del 15/07/2010 @ 17:53:39, in Libri, linkato 1092 volte)

Un “Isola” tutta da leggere…

Cari amici, riprendiamo la rubrica letteraria “Un Isola tutta da leggere”, un originale esperimento di mescolare l’amore per la lettura e l’amore per la Sardegna e le sue culture. Un invito a conoscere gli scrittori sardi che magari non abbiamo mai letto o, possiamo pure confessarlo, mai sentito nominare. Riguardo agli altri, invece, quelli più noti e apprezzati, potremo divertirci ad indovinare il nome dell’autore o il titolo dello scritto.


Il precedente post era stato dedicato ad un grande della nostra letteratura, il poeta, scrittore e grande intellettuale di Nugheddu San Nicolò: Ciccito Masala.
Oggi invece parleremo di uno scrittore sardo di talento e sicuramente originale, che contrariamente a Ciccito Masala è nato e cresciuto nel sud della Sardegna.

Provate ad indovinare di chi stiamo parlando:

…se esiste una parola per dire i sentimenti dei Sardi nei millenni di isolamento tra nuraghe e bronzetti forse è felicità. Passavamo sulla terra leggeri come acqua, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia tra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenti verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta…

L’opera in questione è una carrellata storica, in forma romanzesca delle più importanti vicende isolane, dalla preistoria fino all’arrivo degli aragonesi. Il tutto raccontato, con procedimenti letterari tipici della narrativa orale, da un vecchio allevatore di cavalli, Antonio Setzu, a un ragazzino desideroso di conoscere le cose del passato.
Si parte dalle più remote profondità del tempo. Dai giorni in cui un misterioso popolo, esule dalla sua patria, approdò nell'isola che per sempre lo avrebbe ospitato.

…ventuno sopravvivemmo, e dovemmo imparare a coltivare i frutti e le erbe, a catturare e mungere le pecore e le capre. Coi giunchi lunghi, neri, resistenti, che trovammo nelle paludi a meridione dell’approdo, facemmo le nostre case…
…non dimenticammo i numeri. Confondemmo le distanze, forse. La conoscenza si fermò. Smettemmo d'essere sacerdoti. E da quei ventuno la popolazione crebbe sin quando non furono ventuno i villaggi, e per “ogni gente le altre venti erano estranee o nemiche…eravamo gente alta e stando nell'isola siamo diventati piccoli perché tutto trapiantato nelle isole di questo mare diventa più piccolo, più scuro, più gustoso? O gente piccola già in origine? Piccoli di statura, scuri di pelle, abituati a pensare, ragionare, contare, mai concordi fra noi. Così siamo tuttora, fatti salvi gli imbecilli che non mancano e nessuna legge potrà mai limitare….

Inizia così un’ epopea che si snoda tra fasi alterne in un lungo arco temporale, con la presenza di invasori che non riuscirono del tutto a piegare la resistenza del nostro popolo saldamente legato alla terra, in sintonia con un bellissimo ambiente naturale dal quale ricavava tutto ciò che occorre per vivere.

…dobbiamo la sopravvivenza in libertà a tutti i barbari che trovi nei libri di storia: goti, burgundi, celti, germani, unni, vandali e tutti i popoli che attaccarono l'impero prima mettendolo in ginocchio poi atterrandolo e infine distruggendolo, dando fine alla nostra guerra millenaria. Facemmo la nostra parte non cedendo il cuore dell'isola….

Tutto finisce con l'avvento degli Aragonesi, quando Karale diventa Caglié, e quando scompare la civiltà fondata sui giudici; da quel momento in avanti, l'indipendenza sarda si colora di un'autonomia che suona come servitù, o si tinge di sconfitta. L'orgoglio e la storia non mutano, e la speranza di restituire linfa e senso alla perduta leggenda del popolo dei danzatori delle stelle non conosce termine. 


Stiamo parlando dell’ultimo romanzo di Sergio Atzeni, concluso nell'agosto del 1995, una manciata di giorni prima della morte dell'artista nel mare dell'isola di San Pietro.


Passavamo sulla terra leggeri” è un congedo doloroso, e toccante: un lascito testamentario di uno scrittore intenso, lirico e massimalista, dedicato e rivolto a tutti gli intellettuali e i letterati isolani, e ai letterati patrioti di tutte le nazioni. 


Nato a Capoterra nel 1952, aveva vissuto a Orgosolo e a Cagliari dove si era formato umanamente e culturalmente. Nel 1986 decise di lasciare l’isola andando a vivere, cambiando più volte lavoro, all’estero e nella penisola, fino al trasferimento a Torino dove si era stabilito ormai da alcuni anni. All’ Apologo del giudice bandito (1986) sono seguiti gli altri romanzi: Il figlio di Bakunìn (1991), anch’esso edito da Sellerio, e Il quinto passo è l’addio (1995), per Mondadori.

Una settimana prima di morire aveva consegnato a Mondadori il manoscritto del suo quarto romanzo uscito postumo Passavamo sulla terra leggeri (1996). Postumi usciranno anche i racconti sotto i titoli: Sì…otto (Condaghes 1996), Bellas Mariposas (Sellerio 1996) (comprendente Il demonio è cane bianco - il suo primo racconto pubblicato la prima volta a Cagliari nel 1984 con Le Volpi Editrice, e il titolo Araj dimoniu, antica leggenda sarda – e Bellas Mariposas, l’ultimo, finito di scrivere nell’estate del 1995), Racconti con colonna sonora e altri in “giallo” (Il Maestrale 2002), Gli anni della grande peste (Sellerio 2003); la raccolta poetica Due colori esistono al mondo. Il verde è il secondo (Il Maestrale 1997); una raccolta di fiabe con Rossana Copez Fiabe sarde (Condaghes 2002); dei documenti-racconti col titolo Del raccontar fole (Sellerio 1999).

Buona lettura e a risentirci tra un mesetto con un altro grande scrittore sardo.

Miss Fantasy

 
Di Miss Fantasy (del 17/04/2010 @ 08:53:32, in Libri, linkato 1511 volte)

“Ricorda sempre il cinque novembre, e la congiura contro lo stato. Ricorda e sta attento che quel tradimento mai e poi mai sarà dimenticato.”
Cari lettori questo è V il Re del ventesimo secolo, l'uomo nero, il cattivo, la pecora nera della famiglia.
Questo mese vi propongo di leggere 'V per Vendetta' scritto e disegnato da Alan Moore e da David Llooyd ambientato in una Inghilterra post-atomica sotto un regime dittatoriale, dove tutto sembra scorrere lento e inesorabile finché un uomo, solo, inizia la sua rivolta.
V non è solo un uomo, è un'idea è un pensiero è una voce che tenta di destarci dal torpore dell'ignoranza, è la speranza. Le atmosfere ricordano 1984 di Orwell e Faherenheit 451.
Riuscirà V a compiere la sua straordinaria impresa....?
Da non perdere anche il film....
Un saluto e come sempre... Buona lettura a tutti!!

Miss Fantasy

 
Di Miss Fantasy (del 23/01/2010 @ 09:07:56, in Libri, linkato 1097 volte)

Un “Isola” tutta da leggere…

Cari amici, vi vogliamo proporre una nuova rubrica letteraria dall’originale titolo: Un “isola” tutta da leggere…
È un originale esperimento di mescolare l’amore per la lettura e l’amore per la Sardegna e le sue culture. Cercheremo di postare almeno ogni quindici giorni degli stralci di romanzi, racconti, poesie, saggi, commedie, articoli letterari e quant’altro, accompagnati da una breve biografia dell’autore.
Il nostro vuole essere un invito a conoscere quegli scrittori sardi che magari non abbiamo mai letto o, possiamo pure confessarlo, mai sentito nominare. Riguardo agli altri, invece, quelli più noti e apprezzati, potremo divertirci ad indovinare il nome dell’autore o il titolo dello scritto.
Da lettori e da sardi, non possiamo non dedicare un pensiero ad un grande della nostra letteratura, ad un grande intellettuale dei nostri tempi.

 Provate ad indovinare di chi stiamo parlando:

…Il riso sardonico era, nella società nuragica, un “riso rituale”, usato, cioè, durante un rito di eliminazione. Secondo due antichi storici greci, Timeo ed Eliano, in Sardegna, i vecchi, non appena compivano i settanta anni, invece di essere mandati in pensione, venivano eliminati, uccisi a colpi di pietra, lapidati dai loro stessi figli che, durante il sacrificio, dovevano ridere.
Era una eliminazione, perciò, religiosa, con una liturgia fissa, una cerimonia simile a tanti rituali di eliminazione e di propiziazione di moltissime culture precristiane, per eliminare il male e propiziare il bene. L’elemento atipico, nel cerimoniale sardo, era appunto, il “riso”
dei figli di fronte all’uccisione dei padri, imposto dalla legge proprio per mostrare fermezza d’animo, forza di carattere, stoicismo di fronte ad un disumano dolore.
A tal fine, per poter sopportare l’angoscia e per poter rappresentare meglio l’atarassia, cioè per poter ridere, durante il rito di eliminazione dei padri, i figli si strofinavano sulle labbra il lattice dell’euforbia, la cosiddetta “erba sardonica”, una pianta diffusa in tutta l’isola, amara come il fiele, che ha la caratteristica di far gonfiare i tessuti molli, in questo caso le labbra, tumefare la bocca fino a farla sgangherare in una orrenda, tragicomica risata.
A nostro giudizio, col permesso dei due citati storici dei vincitori, non si trattava tanto di un fatto religioso, quanto di un provvedimento di natura economica, indicante una costante immutabile della vita esistenziale in terra di Sardegna: la miseria, la carestia, la fame.
Mentre presso altri popoli dell’antichità si uccidevano i bambini, per placare Molok, il dio della fame, nella Sardegna nuragica si uccidevano i vecchi, cioè coloro che hanno terminato il ciclo produttivo, non tanto per motivi di tabù religiosi, quanto per motivi strettamente economici, per avere bocche in meno da sfamare, concorrenti in meno nella divisione di un sempre scarso cibo. Forse o senza forse. La processione carnevalesca dei mammutones (i padri) e degli insokatores (i figli) è la permanenza folk lorica di quell’antico rituale di morte per economia, in Sardegna, la realtà si fa mito.…
…Sia lecito, perciò attribuire ai più profondi valori della sarditudine questo “riso”. E’ il riso della melagrana, quando cade per terra e si sfascia mostrando i suoi denti sgangherati e sanguinanti (su risu de sa melagranata, rutta a terra e ispaccada); è il riso della colomba, che si squarcia il ventre con le unghie (su risu de sa comumba chi si nde bogat sa matta cun s’ungia); è il riso di cenere del contadino del Logudoro, quando la candela di cera, nascosta dentro il moggio di sughero, brucia tutto il suo campo; è il riso giallo del mietitore di Campidano, quando lo scirocco miete, con la sua falce di fuoco, le spighe arrugginite; è il riso verde del pastore di Barbagia, quando la gelata primaverile secca l’erba nella tanca; è il riso nero del minatore di Carbonia, quando il “grisou” scoppia in fondo al pozzo; è il riso rosso del pescatore di frodo, quando il tritolo scaglia le sue dita mozze contro la luna.
E’ proprio per tutto ciò che il mammutone, preso al laccio, si copre il volto col ghigno sardonico della sua maschera nera… (tratto dal libro “Il Riso Sardonico” Gia Editrice)

Allora avete capito di chi si tratta??? Volete un altro aiutino??? Bene possiamo aggiungere che aveva compiuto novant’anni, quando purtroppo ci ha lasciato alcuni anni fa.
Era nato a Nugheddu San Nicolò, aveva completato gli studi a Roma. Durante la seconda guerra mondiale aveva combattuto prima sul fronte jugoslavo e poi su quello russo. Congedato, rientra in Sardegna dove insegna per lunghi anni a Sassari e Cagliari, dedicandosi
parallelamente alla scrittura: giornalista pubblicista, ha collaborato a giornali e riviste come critico letterario, artistico, teatrale. Scrittore bilingue, ha pubblicato libri di poesie, narrativa, teatro, saggistica. Ma era molto più di questo. “Portatore sano di un caratteraccio” è stato definito dal giornalista Pintus su “Il Sardegna”, “polemista tanto da divenire un boxeur del pensiero”. Quel pensiero lo ha espresso sempre, nei suoi scritti e nei suoi discorsi: contro la guerra, contro lo sfruttamento dei pochi sui molti, per la sua terra, per quella Sardegna che ha mirabilmente raccontato nei suoi libri. Indipendentista e profondo conoscitore della nostra storia, considerava l’Era Nuragica l’unico periodo davvero felice dei sardi, successivamente sfruttati e calpestati da una lunga serie di dominatori; ma nonostante la consapevolezza di una sconfitta senza appello, si dichiarava “vinto ma non convinto” e soprattutto “sardo e non italiano”. Uno scrittore assolutamente intelligente, che ha saputo davvero infondere nelle
sue opere l’essenza di una terra antica e di una identità troppo spesso tradita anche dai sardi
stessi. Una morte, la sua giunta in un’età in cui sicuramente si sono fatti parecchi ragionamenti sulla fine della vita. Voleva morire in piedi, come un cosacco, e aveva già pronto il suo epitaffio: Chie ses? Ite ti naras? Ite faghias in vida tua? Deo so Franziscu Masala. In vida mia faghia su poeta e cantaìa sos laribiancos de bidda mia.

 


Si trattava del grandissimo Ciccito Masala e tra le sue opere più rappresentative vi ricordiamo: “Il parroco di Arasolè”, Il Maestrale, Nuoro 2001; “Quelli dalle labbra bianche”, Il Maestrale, Nuoro 1995; “Poesias in duas limbas”, Testo sardo e italiano, Milano, 1981 e Nuoro, 2006; “Quelli dalle labbra bianche” – “Il Parroco di Arasolè”, Il Maestrale, Nuoro 2008.
Buona lettura e a risentirci tra una quindicina di giorni...
Miss Fantasy

 

 
Di Miss Fantasy (del 02/11/2009 @ 11:10:21, in Libri, linkato 2333 volte)

Gianluca Floris è nato a Cagliari nel 1964, città in cui vive quando la sua attività di cantante lirico non lo porta in giro per il mondo. E' sposato con Stefania Medda, tramatzese DOC, ed ogni tanto viene a trovarci qui a Gonnostramatza.
Nel 2000 esce, con le Edizioni il Maestrale, il suo primo libro, "I Maestri cantori", una spy story utilizzata come pretesto per raccontare il mondo della lirica con le sue meschinerie e le sue debolezze.

 


Nel gennaio 2006 per la CUEC pubblica "Il lato destro" un romanzo dal ritmo incalzante, che alterna la ricostruzione dell'agguato di via Fani, il rapimento di Aldo Moro, con la vicenda di un killer professionista, addestrato per uccidere e dei suoi torbidi rapporti con le Brigate Rosse.

Nel settembre 2006 è uscito con Colorado Noir il romanzo dal titolo "La Preda", un noir forte che racconta una Sardegna lontana anni luce dai luoghi VIP e ancora fortemente chiusa rispetto al mondo esterno. Un ambiente a sè stante, con codici e principi peculiari, con logiche che sfuggono alla normale comprensione. Un mondo sorprendente che non lascia indifferenti.

In libreria dal 24 febbraio 2009, L'Inferno Peggiore edito da Piemme, rappresenta l'ultimo romanzo noir di Gianluca Floris. Con una narrazione in prima persona coinvolgente e insolita, che cattura il lettore dalla prima all'ultima pagina ed un'ambientazione, la Sardegna, travolgente e suggestiva, l'autore si propone con un noir avvincente e ben architettato.

A Cagliari, nell'antica villa di un noto mercante d'arte vengono ritrovati due cadaveri seduti compostamente di fronte a un quadro. Sono il padrone di casa e il suo autista, forse morti per avvelenamento. Le indagini vengono affidate al giudice Maniero che, per risolvere il caso, sarà costretto ad addentrarsi nel morboso rapporto che lega le due vittime al dipinto.

Buon giorno Gianluca, bentornato a Gonnostramatza. Per rompere il ghiaccio, partiamo subito con una domanda "esistenziale" per uno scrittore. Perchè oggi si scrivono romanzi?

Per diletto, per lanciare messaggi o per dare uno svago alternativo?
Buongiorno a voi. Credo che la risposta più giusta a questa prima, impegnativa domanda, sia che si scrivono romanzi perchè non se ne può fare a meno. O perlomeno questa è la risposta che posso dare io. A me è sempre piaciuta la parola, la narrazione orale e scritta. Sono un grande ascoltatore fin dalla più tenera età e un inventore di storie, che da piccoli si chiamano bugie, sin da quando ho imparato a parlare. Io racconto storie perchè mi piace ascoltarle dagli altri. Io scrivo romanzi perchè mi piace raccontare vite altrui e mi piace raccontarle a molte persone che non conosco. Scrivo romanzi perchè è mio sublime diletto inventare vite altrui, trame di vite mai esistite. E' creazione pura, massima libertà. Lanciare messaggi non è il mio intento mentre scrivo o quando invento una storia, ma mi rendo conto che fatalmente all'interno di un romanzo un autore inserisce dei segnali anche in maniera inconsapevole. Un autore non può fare a meno di inserire nei suoi lavori la sua visione del mondo, le sue convinzioni e le esperienze della sua vita, quindi forzatamente si lanciano dei messaggi. Anche la stessa motivazione prima, la prima ispirazione per la storia, scaturisce da un interesse, da un'indignazione, dal desiderio di svelare una verità che implicitamente è essa stessa messaggio lanciato. Non è invece certamente mio intento dare uno svago ad altre persone. Non scrivo per quello. Io scrivo per raccontare il mondo come lo vedo e come lo capisco, scrivo perchè mi piace raccontare attorno al fuoco alla sera, mi piace ascoltare la storia di un' avventura, di un grande amore. Da lettore, così come da scrittore, si possono vivere altre vite senza bisogno di stravolgere la propria. Ma nello scrivere mi piace avere la più ampia libertà: non potrei mai scrivere per cercare di procurare diletto ad altrui. Non mi sentirei libero. Scrivo con la massima libertà quello che sento di dover scrivere.

Come ti sei avvicinato alla scrittura e quali sono state le tue letture fondamentali, quelle che poi ti hanno spinto a scrivere in prima persona?
Da quando ho imparato a scrivere, mi sono sempre sentito attratto da quella modalità di comunicazione che è la narrazione. Mi era congeniale in maniera spontanea e quindi è sempre stato naturale coltivare capacità tecnica narrativa o competenza da lettore via via più esigente. Dire delle letture fondamentali mi porta indietro fino alla scuola elementare. Ricordo dei libri di divulgazione scientifica rilegati con il dorso a spirale che mi avevano molto incuriosito: uno sulla esplorazione spaziale ed un altro sulla vita degli animali. Ma poi ricordo i romanzi di Salgari (il Corsaro nero) e Il Libro della Giungla di Kipling. Già in quinta elementare era abbastanza chiaro che mi sarebbe piaciuto scrivere. Ma per comprendere quali sono stati i libri che mi hanno spinto a scrivere in prima persona devo fare uno sforzo di analisi più attenta in me. Direi che in primo luogo Il Signore degli Anelli di Tolkien mi marchiò in maniera indelebile, ma anche la trilogia della fondazione di Asimov mi ha procurato un turbamento fondamentale. Di quei libri mi è rimasta la fascinazione per la costruzione della storia, per l'abilità nel costruire l'intreccio che è ancora oggi uno dei momenti della scrittura di un romanzo che più mi affascina e diverte. Direi che le due saghe di Tolkien e di Asimov sono state più di tutte le letture che mi "hanno spinto a scrivere", anche se altre importanti fascinazioni le ho avute per Stephen King, Le Carré, Calvino, Eco, Simenon, Kundera, Buzzati, Berto, Francesco Masala, e tanti altri.

Cosa puoi raccontarci brevemente di te? chi sei come persona e come scrittore?
Brevemente è difficile. Sono curioso, mi divora una curiosità di tutto quello che mi circonda. Mi piace chiedere per imparare tutto di tanti argomenti differenti. Sono la persona più curiosa che io conosca. Questo mio tratto della personalità aiuta molto la mia attività di scrittore perchè quando devo descrivere un ambiente di lavoro, una personalità, mi trovo ad avere già molto materiale informativo. Quarantatre anni di curiosità mi hanno permesso di avere nell'archivio della mia memoria dei grossi faldoni da consultare per qualsiasi necessità. Forse brevemente come persona e come scrittore posso dire di essere un curioso, un impiccione, un ficcanaso.

Lo scrittore Vincenzo Consolo ha detto "Io, quando scrivo, penso a un lettore che mi somigli, che sia simile a me, che abbia lo stesso tipo di conoscenza", tu Gianluca per chi pensi la tua narrativa possa essere particolarmente interessante? Hai in mente un lettore tipo?
Certo che ho in mente un lettore tipo, e quel lettore sono io. Credo che Consolo abbia detto una grande verità. Quando scrivo e rileggo le mie pagine, correggo e limo o aggiungo in base al gusto mio. In base a quello che mi farebbe piacere come lettore. E' chiaro che scrivo per uno scrittore del mio tipo. Poi, però, la scrittura ha anche una importante fase che è quella dell'editing che non è fatto solo di correzione degli errori di battitura, ma soprattutto di uniformità di stile, di fluidità del testo e di congruità espressiva e narrativa. In questa fase è indispensabile far leggere il proprio scritto ad altre persone, a lettori diversi da te, e questo per rendere il tuo scritto adatto per essere letto da più persone possibile. Ma in assoluto è vero che quando scrivo penso ad un lettore del mio tipo.

Daniel Pennac qualche anno fa aveva lanciato una provocazione "La lettura è un atto di libertà che non può essere obbligatorio" e aveva provato (con il libro "Come un romanzo") ad enunciare i dieci diritti fondamentali del lettore, primo fra tutti, sorprendentemente "il diritto di non leggere". Secondo te la lettura non deve essere un dovere, ma un piacere? ...e come si può fare per renderla piacevole?
Piacere e dovere sono termini per me quasi sempre antitetici. Se è spesso possibile trarre piacere dall'assolvimento di un dovere, ritengo personalmente impossibile e assurdo, oltreché una forma di violenza, far diventare il piacere un dovere. Quindi è ovvio che io dica che la lettura, ove non sia legata allo svolgimento di una specifica professione, non debba mai essere un dovere e non trovo nulla di male che una persona affermi che non legge libri. Leggere non è un valore assoluto: conosco delle ottime persone che stimo sinceramente e che non hanno mai letto nulla, e conosco viceversa degli esecrabili individui che sono lettori compulsivi e seriali. Parlo chiaramente di persone adulte, perchè per i ragazzi è diverso. La lettura fa parte della formazione umanistica di ogni individuo scolarizzato, anche se oggi è insegnata male a scuola. Rendere piacevole la lettura è semplice: leggete solo i libri che vi incuriosiscono e non sentitevi obbligati a terminare un libro. Tornando al discorso fra piacere e dovere, non c'è niente di più inutile che sforzarsi di terminare un libro che non ci interessa. Leggete solo le cose che vi interessano e che vi incuriosiscono. Questo credo sia un buon modo per rendere piacevole la lettura. La vita è troppo breve per perdere tempo a leggere cose che non ci intrigano nel profondo.

La lettura è un atto d'evasione?
Si, sempre. Anche quando si legge un libro di denuncia politica e sociale si tratta sempre di evasione. Perchè la vera vita, la vera indignazione andrebbe sfogata nel vivere civile, nella cabina elettorale, nelle piazze, nell'associazionismo. Leggere, andare al cinema, guardare la televisione non può essere considerata altro che evasione. Certo, può essere un'evasione intelligente, che nutre il nostro animo di cittadini consapevoli, ma la vita è un'altra cosa. Leggere è un atto di evasione e come tale un atto di grande, personale, indispensabile libertà.

Scegliere i libri non sempre è facilissimo, la critica può essere d'aiuto?
La critica oggi non esiste e forse non ha più senso. A parte quei pochi personaggi che sostengono di essere critici letterari e che anelano qualsiasi marchetta editoriale pur di mettersi in luce, oggi siamo nella civiltà dell'open source e i critici non esistono più. Non esistono più perchè un tempo il dibattito letterario era animato dagli stessi autori e artisti, mentre oggi è sorta una razza di orfani del potere di veto che vorrebbero additare al pubblico la rotta da seguire e che non sono scrittori né poeti. Il critico oggi te lo porti dalla tua parte con un'ospitata e una cena, non credo sia gente che serva ad alcunchè. Oggi chiunque può avere un pubblico scrivendo dovunque e a poco prezzo e l'offerta dei libri è diventata vastissima, e io non protesto per questo fatto come fanno i pseudo -critici odierni, anzi, per me è un arricchimento della società. I pseudo critici di oggi invece sono imbufaliti perchè nessuno li ascolta, e nessuno lo fa perchè sono gente fuori dalla realtà: sono contro i telefonini, contro internet, contro tutto quello che oggi sta sconvolgendo il mondo della comunicazione. Sono persone non artisti e quindi non hanno gli strumenti per leggere la realtà nella quale sono immersi. Ascoltare i consigli dei critici vuol dire solo leggere i libri delle case editrici che pagano loro camere d'albergo e cene in pizzeria, o non leggere mai i libri di chi non lo fa. Ma torniamo alla domanda. Secondo me una buona maniera di scoprire i libri è quella di scambiarsi delle impressioni sulle cose che si è letto. E' un metodo che arricchisce l'atto della lettura di una valenza socializzante. Un altro metodo che io seguo è quello di tenermi informato sulle uscite editoriali leggendo le interviste con gli autori e le schede di presentazione delle nuove uscite sulle riviste culturali. Credo, senza piaggeria, che il ruolo svolto dalle associazioni e dai circoli dei lettori sia basilare per il diffondere informazione culturale attraverso il dibattito. Mi capita di scoprire ottimi libri nei blog di lettori.

Ritieni giusto lasciare un libro a metà?
Fondamentale. Io non ho tempo da perdere, devo riempire la mia vita di cose interessanti. Se a metà il libro ancora non mi ha incuriosito, passo ad altro. Ho tanti libri da leggere sul comodino...

Per concludere,  lo scrittore Gianluca Floris riesce ancora a meravigliarsi, ad
emozionarsi quando legge ?
Certo, credo che sia una capacità che fa parte del mio essere profondo. L'ultima scoperta è stata IMPERIUM di Ryszard Kapuscinsky. Meraviglioso ed emozionante.

Lo scrittore lettore Gianluca Floris che libri consiglia agli amici tramatzesi ?
Consiglio "L'occhio di Giada", l'ultimo romanzo di Diane Wei Liang, editore Sperling & Kupfer: una scrittrice cinese che vive in occidente a Londra e che con questo romanzo descrive dal di dentro la Cina dei nostri giorni e gli incubi del recente passato, le macerie umane lasciate dalla rivoluzione Culturale e da tutto quel periodo di violenza e delazione. So che a molti l'oriente non affascina, ma credo che sia da lì che tirerà il vento in questo secolo e quindi acquisire conoscenze su questo pianeta altro, rispetto al nostro ormai asfittico occidente, sarà sempre più importante. Wei Liang scrive bene e ancor meglio riesce a descrivere dall'interno, con pennellate minime, le mutazioni della Cina Popolare odierna. Speciale la descrizione "umanista" della nuova categoria degli inurbati nella grande città che provengono dalle province più sperdute ed arretrate. La storia è avvincente e le figure che si alternano in primo piano sono riuscite e drammaticamente simboliche.

Grazie Gianluca, mi raccomando quando puoi passa a trovarci.
Grazie a voi, non mancherò, Gonnostramatza è un bel paese accogliente, rilassante e si mangia e si beve da Dio, a presto.

Miss Fantasy

 
Di Miss Fantasy (del 24/06/2009 @ 22:49:02, in Libri, linkato 2053 volte)

 

Cari amici lettori non potevo non consigliarvi “Sardinia Blues” il bel romanzo dello scrittore di Uta, Flavio Soriga: 224 pagine, 16 euro, pubblicato da Bompiani nel 2008. Ve lo consiglio vivamente perché la lettura mi ha avvinto ed emozionata, proprio come un blues malinconico e struggente, ma anche perché la storia è ambientata nella, a noi cara, provincia di Oristano e più precisamente nel Montiferru, tra Cabras, Seneghe, Cuglieri e altri onomatopeici paesini…
Il perché di questa scelta ce lo spiega lo stesso scrittore:
La Costa Smeralda esiste, come esiste la Barbagia, quella raccontata da Niffoi, per intenderci, e prima di lui da Grazia Deledda. Non sono posti inventati, esistono, e questi due autori, e altri, li raccontano in modo efficacissimo. Però ci sono altre Sardegne, e io questa volta avevo voglia di raccontare la provincia noglamour di Oristano, e senza attentati, fucili, banditi. Una Sardegna di periferia, modernissima, gaggia, divertente, senza Briatore e senza Mesina…
Per dirla alla Celestino Tabasso, il simpatico critico letterario dell’Unione Sarda:
E’ una storia veloce e profonda, raccontata con un ritmo da monologo sapiente, ambientata in una Sardegna costiera ma vera. Personaggi giovani, facce e storie pescate dalla generazione di Erasmus e Rynair che ha imparato a ricordare in dialetto e a fidanzarsi in inglese, o almeno in Inghilterra. “Sardinia Blues” è la scommessa di uno scrittore che voleva parlare (anche) delle pene d’amore, della talassemia e della vita senza ammorbare nessuno, ma anzi scrivendo in un modo da farsi leggere d’un fiato.
Secondo me Soriga c’è riuscito: a me il libro mi ha agganciato sin dall’incipit e non mi ha più lasciato travolgendomi in un’estate folle e vitale, bella e banale, come tante estati, passate presenti e future, con l’accompagnamento del sound percussivo e lancinante in cui si muovono i tre EuroSardi laureati senza macchia e senza paura e senza amore e senza fede…
 Buona lettura!!!

Miss Fantasy

 
Di Miss Fantasy (del 19/04/2009 @ 17:04:21, in Libri, linkato 1087 volte)

I (s)consigli letterari di Miss Fantasy.

Questo mese, Vi consiglio di leggere “La piccola Chartreuse” di P. Péju. E’ la storia di Etienne Vallord, un libraio affetto da ipermnesia che non solo vende i libri, ma li annusa, ne assapora ogni parola fino a conservarli per sempre dentro di sé. La sua vita scorre lenta e tranquilla finché un incidente stradale, dove rimane coinvolta anche una bambina, lo sconvolge….
Ripercorre la sua vita a ritroso e dopo…. Mi spiace ragazzi!! Non vi dirò come andrà a finire!
Ci vediamo tra un mese…

MissFantasy

 
Di Miss Fantasy (del 13/03/2009 @ 19:16:56, in Libri, linkato 1189 volte)

I (s)consigli letterari di Miss Fantasy.

Salve a tutti,
in questi mesi, ho avuto modo di ricevere molte segnalazioni da parte dei nostri lettori ( e per questo li ringrazio..) riguardanti diverse ed interessanti letture.
Oggi, ho così pensato di proporVi il post inviatomi da Maurizio Medda sul libro: "SERZELA - LA SCOMPARSA DI UN VILLAGGIO SARDO DEL SETTECENTO".
Un libro che con curiosità ho letto e trovato davvero interessante. Con piacere, lo ripropongo a tutti Voi ...

Kara Miss Fantasy, approfitto della sua rubrica culturale per consigliare un interessantissimo libro che credo riguardi molto da vicino tutti i tramatzesi e non, che ci seguono in questo blog.
Si tratta di un saggio dall’emblematico titolo “SERZELA-LA SCOMPARSA DI UN VILLAGGIO SARDO DEL SETTECENTO”.
E’ stato pubblicato dalla CUEC nel dicembre del 2003.
L’autore è il cagliaritano Claudio Ronziti, laureato in lettere moderne e specializzato in Studi Sardi, che nel tempo libero coltiva interessi storico geografici per la Sardegna. Io ve lo consiglio spassionatamente, perché credo che aiuterà tutti i tramatzesi e non, a conoscere meglio la propria storia e le proprie origini.
"………il 31 maggio 1775, considerato che la popolazione del villaggio di Sèrzela si era ridotta a soli 25 abitanti, il Vicario generale Decano Don Pedro Meloni ordinò al rettore Uccheddu, quale delegato della Curia, di recarsi a Sèrzela per celebrarvi la Santa Messa, togliere da quel tabernacolo il Santissimo Sacramento, e consumarlo nella stessa messa; ritirare gli Olii Santi, e considerare quel paese cancellato dal numero delle parrocchie.
Ciò fu effettuato il 16 giugno 1775; gli arredi furono consegnati al parroco di Sardara, e la chiesa restò come cappella campestre di Gonnostramatza per la celebrazione annuale della festa di San Paolo……… "

di Maurizio Medda

 

Come sempre buona lettura a tutti...

Miss Fantasy

 
Di Miss Fantasy (del 10/02/2009 @ 22:11:18, in Libri, linkato 1055 volte)

I (s)consigli letterari di Miss Fantasy.

Questo mese vorrei proporvi un libro un po’ particolare “Il mondo delle cose senza nome” di Daniela Rossi.
Una lettera d’amore di una madre al proprio figlio. “Il mondo delle cose senza nome” è la storia di Daniela e di Andrea, un bambino sordo che vive in un mondo fatto ‘di cose senza nome’. Il racconto di un incontro – scontro, l’identità incontra la diversità un conflitto che ci appare inconciliabile e quando il senso del tragico sembra avvolgere tutto e il silenzio appare assordante, il coraggio di una madre legittimerà l’esistenza del figlio.
Se la legittimazione dell’altro si ha solo attraverso la reciprocità e l’atto comunicativo è il crogiolo dove le idee e le parole si mescolano fino ad avere un senso come potrà Daniela dare un senso alle parole non pronunciate e dare così la possibilità ad Andrea di ‘essere nel mondo’ (Husserl)? Due mondi che si incontrano, che si scontrano, che si imbrigliano nella rete del linguaggio che tanto svela, ma che tanto inganna.
Un atto di estremo coraggio da parte di una madre che dona al proprio figlio la possibilità di esserci.

Miss Fantasy

 
Di Miss Fantasy (del 01/01/2009 @ 09:05:00, in Libri, linkato 1724 volte)

I (s)consigli letterari di Miss Fantasy.

Ciao a tutti, sono Miss Fantasy, appassionata di libri e di letteratura a tal punto, che come diceva il grande Francesco Petrarca “sono posseduta da una passione inesauribile che finora non ho potuto né voluto frenare e non riesco a saziarmi di libri”.
Vi terrò compagnia in questo blog degli amici tramatzesi, (s)consigliando libri letti, riletti, da leggere, divertenti, noiosi, classici, contemporanei, noir, poesie, e quant’altro… ma anche accettando e pubblicando le vostre opinioni: potete quindi consigliare un libro se lo avete gradito o poter finalmente dire «Non mi è piaciuto!».
Tutto questo perché ”se tutti leggessero almeno un libro al mese l'Italia sarebbe un posto migliore…”.

Titolo Libro: 1984

Autore: George Orwell

Recensione:

In questo periodo di crisi “riflessa” dove si rimpiangono i vecchi tempi,le parole che si sentono sempre più spesso sono: “più controlli, più regole….meno libertà”.
Vi invito a leggere ‘1984’ di George Orwell scritto nel 1948.
Attraverso il suo sguardo riusciamo a sbirciare oltre la porta del tempo e a vedere un pezzetto di storia…. della storia di Winstons Smith, un uomo ‘normale’ con un lavoro ‘normale’. La sua vita scorre lenta senza domande da porsi né da porre. Il suo mondo sembra non concedergli niente di più del necessario, tutto ci appare razionato: i pensieri, le parole, il vivere.
In questo mondo ovattato, ecco apparire Julia che diventerà la sua compagna. Lottano disperatamente per questo loro amore, ma in un mondo dove vige ‘es muss sein’ ( deve essere) e il cambiamento viene vissuto come una minaccia riusciranno Julia e Winstons a conservare questo granello di umanità.
Miss Fantasy

 

 
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