Gonnostramatza _ Il blog de SuTramatzesu

 

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Maucheddu (del 28/03/2010 @ 12:15:32, in Cucina, linkato 6984 volte)

Unu tramatzesu in cucina tutti i giorni...

Cari lettori,  oggi Domenica delle Palme ha inizio la Settimana Santa, e per questo motivo, ho pensato di presentarvi il dolce tipico della Pasqua Tramatzese: le formagelle, altrimenti chiamate " Is Pardulas". L'ingrediente principale di questo dolce Pasquale è il formaggio pecorino fresco oppure la ricotta di pecora. In questo caso  abbiamo preferito la seconda dalla quale si ottiene un dolce più morbido.

IS PARDULAS (Formagelle di ricotta)

Ingredienti per la sfoglia:

* 500 gr. farina di granito
* 1/2 cucchiaio di strutto
* 1 pizzico di sale
* Acqua

Ingredienti per il ripieno:

* 1 Kg. Ricotta di Pecora
* 2 arance e 1 limone (da grattuggiare entrambi)
* Succo di 1/2 arancia
* 1/2 bicchiere di liquore
* 150 gr. di farina 00
* 200 gr. zucchero
* 1 bustina di lievito
* Zafferano
* 2 uova

Preparazione:

Preparate l'impasto per la sfoglia utilizzando la farina di granito, lo strutto, un pizzico di sale e l'acqua.

Lavorate sino ad ottenere un impasto liscio e quindi preparate la sfoglia che deve risultare non troppo spessa. Quando la pasta è morbida ed elastica, tirarla in sfoglie sottili.

Ora dedicatevi alla preparazione del ripieno. Procedete come segue: Settacciate la ricotta, aggiungete le arance ed il limone precedentemente grattugiati, lo zucchero e quindi le uova. Inserite all'interno dell'impasto, il succo di arancia, un pò di liquore, zafferano, la farina e quindi il lievito. Anche in questo caso, lavorate bene l'impasto.

Prendete ora la sfoglia, e create le forme sulle quali metterete una pallina di ripieno (poco più grande di una noce). Rialzate e ondulate l'orlo della sfoglia e chiudetelo intorno al ripieno con dei pizzichi in modo da dare ad ogni pardula la giusta forma.

Utilizzate una teglia nella quale adagiare is Pardulas, e quindi cuocete a forno già caldo a 200° per circa 30 minuti sin quando sono dorate.

Is Pardulas ora sono pronte... se desiderate anche decorarle, potete sciogliere un pò di miele a bagno maria e tramite un pennello distribuirlo sopra il dolce e quindi decorate con i diavoletti (confettini multicolori), detti in sardo tragèa.

 

Buon Appetito!!!

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Di Subixinu (del 25/03/2010 @ 10:05:52, in SuBixinau, linkato 1341 volte)

 

Cari lettori, su "SuBixinu" del vicino paese di Collinas, ci ha segnalato un evento che si terrà alle ore 18,00 in occasione della Domenica delle Palme del 28 Marzo: Sa Rappresentazioni Storica de Sa Morti de Su Cristu Sinniori Nostru ì Collinas.

L'evento è organizzato dal Circolo Oratorio ANSPI, dal Comune di Collinas e dalla Parrocchia. Invitiamo tutti a partecipare a questo interessantissimo evento.

Sa Rappresentazioni Storica de
Sa Morti de Su Cristu Sinniori Nostru

Is Stazionis:

S'interrogatoriu de Gesus innantis a Pilatu Governadori de Roma

S'arratroscia de Gesus

S'incontru cun sa Mama sua

S'omini de Cirene si carrigat sa gruxi

S' atobiu cun is feminas ch prangìant e ddu lastimànt

Sa Veronica chi dd'ascciugat sa faci prena de sanguini

S'iscravamentu de su Sinniori a sa gruxi


Il Video (ilbottigliaro)


Alcune Foto (ilbottigliaro)

 

 




Un saluto a tutti...

SuBixinu

 

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Di MisterBlog (del 23/03/2010 @ 22:31:44, in Feste Religiose, linkato 2769 volte)

A pochi giorni dall'inizio della Settimana Santa, Vi segnaliamo il programma e gli appuntamenti previsiti per le SS. Quarant'ore e Pasqua 2010.

COMITATO SS. QUARANT’ORE E PASQUA 2010
21, 22 E 23 MARZO – 28 MARZO E 4 APRILE 2010


P R O G R A M M A


SS. QUARANT’ORE - 21, 22 E 23 MARZO:

DOMENICA 21 MARZO
Ore 11,00 Santa Messa – Esposizione fino alle 12,00;
Ore 15,00 Esposizione – Adorazione
Ore 17,30 Santa Messa e predica;

LUNEDI’ 22 MARZO
Ore 09,30 Santa Messa – Esposizione fino alle 12,00;
Ore 15,00 Esposizione – Adorazione
Ore 17,30 Santa Messa e predica;


MARTEDI’ 23 MARZO

–Esposizione fino alle 12,00;
Ore 15,00 Esposizione – Adorazione
Ore 17,30 Santa Messa e predica – Processione – Benedizione Eucaristica;
“ Fuochi d’artificio".

DOMENICA DELLE PALME – 28 MARZO:

Ore 11,00 Santa Messa – Benedizione delle palme;


DOMENICA DI PASQUA – 04 APRILE

RISURREZIONE DEL SIGNORE:

Ore 10,45 “S’INCONTRU”
Le due processioni partiranno dalla chiesa di San Michele Arcangelo e seguiranno il seguente itinerario:
“LA MADONNA”: Piazza San Michele, Via E. Carboni, S.P (ponte sul Rio Mannu).
“IL RISORTO”: Piazza San Michele, Via A. Diaz, Corso Europa, S.P (ponte sul Rio Mannu);

“SA GLORIA”: S.P (ponte sul Rio Mannu), Via A. Diaz, Piazza San Michele.
“ Fuochi d’artificio (Batteria grande aerea).

Ore 11,00 SANTA MESSA SOLENNE.
“ Fuochi d’artificio (Batteria a terra all’Elevazione).


IL COMITATO - 2010
PEIS REMO-
PRESIDENTE
ABIS FAUSTINO-
VICE PRESIDENTE
SANNA ROBERTO -
SEGRETARIO
SEBIS FEDERICO -
CASSIERE

Il Video della Pasqua 2010 (ilbottigliaro)



Alcune Foto della Pasqua 2010 (ilbottigliaro)

Il Video _ Le Palme 2010 (ilbottigliaro)

Alcune Foto della Domenica delle Palme 2010 (ilbottigliaro)

Articolo (p)Link Commenti Commenti (8)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di MisterBlog (del 17/03/2010 @ 20:20:00, in Eventi, linkato 2995 volte)

Cari lettori, abbiamo il piacere di annunciarvi che a partire da Sabato 20 Marzo e fino al 25 Aprile 2010, presso i locali del MuseoTurcus e Morus” (ex Montegranatico) si terrà la mostra “Maistu'e Pramas”, splendidi intrecci di palme creati dalle mani di Antonio Luigi Podda (Tziu Antoi Podda). A corredo della mostra saranno esposte alcune foto d'epoca della collezione tramatzese di Salvatore Medda (Tziu Loi Medda).
L'evento è stato organizzato dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con la Cooperativa SERZELA, con la gentile partecipazione della famiglia Podda e della famiglia Medda.
L'inaugurazione è prevista per Sabato 20 Marzo 2010 alle ore 17,30 (Museo "Turcus e Morus").

Per l'occasione, lo staff del Blog, ha pensato di ricordare con affetto la figura dell'amico Tramatzese Tziu Antoi Podda:

La memoria ritaglia i ricordi sulle orme del tempo, un giorno passato può sembrare un’eternità, o apparirci infinitamente breve. I ricordi di chi ci ha lasciato, di chi oramai non vive più sulla terra che calpestiamo, ci riportano ad un mondo che solo in apparenza appare perduto, che sembra lontano, ma che di fatto continerà ad essere finchè noi uomini avremo la capacità di ricordarlo.
Antonio Luigi Podda, per i gonnostramatzesi, fa parte di quel mondo. La sua vita è stata un lento percorso di passi, l’uno di seguito all’altro, l’uno sull’altro verrebbe da dire, un po’ come le foglie di palma intrecciate che lui componeva, quasi a disegnarla, quella vita, sulle fibre bianche e disposte in fila sotto la mano dell’uomo.

Molti di noi accompagnano il ricordo de tziu Antoi Podda ai lunghi pomeriggi di primavera, quando i tornei di calcio a sette dell’Anspi ritmavano il tempo libero dei ragazzini di medie ed elementari. Sembra di sentirlo ancora, l’odore forte di sapone delle divise ruvide lavate dalle mamme, o il tatto di quei palloni ovali e di gomma dura, che a vederli oggi, i nostri ragazzi ci prenderebbero in giro.

Lui li tirava fuori dall’armadione chiuso nella sala dell’oratorio in mezzo al corridoio, quasi che là dentro ci si potessero nascondere inestimabili tesori, e gli SCARABOCCHI ed i MINISCARABOCCHI di Gonnostramatza, il sabato, partivano galvanizzati per i campetti più improbabili della Marmilla e del Campidano, quei fazzoletti di terra battuta che a cadere appena ci si consumava tutti, ma potevi dire di esser tornato a casa con le tue orgogliosissime “ferite di guerra”, e magari si terminava in pari 15 a 15 con il Curcuris o la Masullese.
La cosa migliore di quegli anni, l’insegnamento che tziu Antoi ci trasmise, fu che vincere o perdere ha ben poca importanza  per un bambino, se non ci si diverte.


Tziu Antoi Podda era l’uomo dell’allestimento religioso delle feste nostrane. Noi ragazzini, chierichetti per consuetudine fino a poco tempo prima della cresima, condividevamo una tacita osservanza gerarchica dei ruoli dentro e fuori la sagrestia: per le occasioni importanti avevamo dei riferimenti tutti nostri sulle indicazioni che ci guidavano nell’operare: prima di tutti veniva Don Piergiorgio, o in seguito Don Tuveri, subito dopo il più autorevole era lui, tziu Antoi, che ci consigliava su come accendere il turibolo, sul momento in cui si doveva partire per l’offertorio, “le anime” dicevamo noi, su chi doveva portare la croce in processione, quella pesante, antica e d’argento, che era solo per i più grandicelli.

Oltre a Tziu Antoi c'era anche il buon Gesuino, severo ma più efficiente e preciso di un orologio svizzero, e guai se gli toccavi “la seconda ampollina”, quella dopo l’eucaristia che era solo di sua privata e ristretta competenza; e dopo Gesuino, noi ragazzini, facevamo a gara per chi doveva tenere le redini del sottocomando dello staff dei chierichetti.


Tziu Antoi Podda era l'uomo del presepe in chiesa nei pomeriggi prima della novena, “prima il muschio vecchio, infondo, perché non sia troppo visibile, che domani andiamo a prendere quello fresco: chi vuole venire?” E tutti a fare a gara per fare un giro escursionistico verso Siddi.
Era l’uomo de “is strocci arranas” il Giovedì ed il Venerdì Santo, quando ci si inerpicava fin sopra il capanile a “suonarle” per il paese; infilava la mano nella sua busta grande di nilon, lui, noi e il cielo azzurro scuro delle sere di aprile, in cima al nostro paesello e felici, guardate un po’, proprio come una Pasqua, per quel privilegio che spettava solo ai chierichetti più buoni. E c’era sempre qualcuno a cui toccava uno strumento malfunzionante, la “istrocci arranas” a cui si allentava sistematicamente il legnetto che avrebbe dovuto suonare, e che invece girava a vuoto di fronte alla sconsolazione dello sfortunato di turno.

Tziu Antoi Podda è l’uomo di cui sabato prossimo una mostra al museo presenterà gli spendidi lavori su palma, quelli elaborati con tanta maestria durante il suo ultimo e più tortuoso periodo di vita. Così raffinati, così elegantemente precisi nel riprodurre forme, costruzioni e oggetti più svariati, risultato di una passione per il fare che non lo abbandonò mai. E forse è stato proprio questo l’ultimo insegnamento, l’ultima testimonianza in vita di Tziu Antoi; semplice ed inequivocabilmente pratica. Che l’impegno per la comunità e per gli altri, cioè, più d’ogni altra cosa edificano la condizione di vita di un uomo.

Tziu Antoi Podda con Tziu Loi Medda e le ragazze della Soc. Cooperativa "SERZELA"

 

Alcune Foto della Inaugurazione Mostra:

 

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Di MisterBlog (del 15/03/2010 @ 12:27:00, in Blog, linkato 1361 volte)

Gentilissimi Presidenti della Regione Sardegna, della Provincia di Oristano, della Asl di Oristano, buon pomeriggio, a tutti voi. Qualche mese fa sul nostro blog "SU TRAMATZESU" abbiamo pubblicato il bellissimo e riflessivo post dell'amica "diversamente abile" Vanessa di Gonnostramatza. Vi chiediamo se, cortesemente, potete far qualcosa per aiutare Vanessa (e tutti gli amici e amiche diversamente abili, ma anche tutti gli anziani del paese) ad accedere liberamente nell'ambulatorio medico del Comune di Gonnostramatza ed in altri locali pubblici. Restiamo in attesa di una vostra, speriamo e ci auguriamo, positiva risposta.

Questa è stata la e-mail che lo Staff de SuTramatzesu ha inviato circa un mese fa, ai responsabili della Regione Sardegna, della Provincia e della Asl di Oristano.
Oggi siamo felici di comunicare tra le pagine di questo blog, che Vanessa e con lei tutte le persone diversamente abili, ma anche tutti gli anziani del paese, hanno avuto con tempestività la risposta in merito alla problematica dell'ambulatorio di Gonnostramatza.
La riproponiamo così come la abbiamo ricevuta e naturalmente ringraziamo di cuore tutti Regione, Provincia e Asl per l’interessamento dimostratoci e rimaniamo fiduciosi in attesa.

ASL ORISTANO - Servizio Sanitario - REGIONE SARDEGNA

DIREZIONE GENERALE

Oristano lì, 12.03.2010

Prot. 18914

OGGETTO: “ Si può fare qualcosa per Vanessa” .

Riferimento pubblicazione sul blog SU TRAMATZESU

Con riferimento all’oggetto si comunica che il Servizio Manutenzioni aziendale ha provveduto ad effettuare un sopralluogo presso l’ambulatorio di Gonnostramatza, al fine di accertare lo stato dell’immobile e verificare la possibilità di intervenire per eliminare le cause che non consentono l’agevole accesso alla struttura sanitaria da parte dell’utenza, in particolare alle persone diversamente abili ed alle persone anziane.

L’ambulatorio, attualmente utilizzato dal Servizio Igiene Pubblica ogni primo martedì del mese ( dalle ore 11,40 alle ore 12,15 ) e da tre medici di Medicina Generale, presenta diverse carenze sia dal punto di vista strutturale che impiantistico, in particolare non è adeguato alla normativa in materia di abbattimento delle barriere architettoniche.

In seguito al sopralluogo effettuato si è stabilito di procedere celermente ad effettuare un intervento minimale realizzando lo scivolo d’accesso all’ambulatorio e intervenendo nella bussola di accesso alla sala d’attesa dell’ambulatorio al fine di eliminare le difficoltà di accesso riscontrate.

A breve si procederà all’assegnazione dei lavori necessari per garantire l’accessibilità dell’ambulatorio.

Distinti saluti

Il Commissario

Dott. Giovanni Panichi

 

Leggi l'articolo di Vanessa :

Gonnostramatza vista da una tramatzesa speciale, molto speciale..





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Di MaPi (del 14/03/2010 @ 09:23:33, in Racconti, linkato 1371 volte)

DAI PICCIONI ALLE EMAIL

Ora, finalmente posso spedirla! Mi connetto velocemente ad internet, ma un inaspettata scritta “non in linea” spegne il mio entusiasmo. Come non in linea? Ma se è tutto acceso. Do una sbirciatina al modem: le lucette sono verdi “in linea”, ma il computer insiste con la scritta “non in linea”. E ora che faccio? Questo documento è urgente devo spedirlo adesso, subito! Cerco di mantenere la calma. Ci riprovo, incrocio le dita, chiudo gli occhi…ma quando dopo pochi secondi li riapro nulla è cambiato, c’è sempre la solita fastidiosa scritta. Guardo preoccupata l’orologio a parete: sono già le 23,30 e questo benedetto documento deve arrivare entro le 9 di domani mattina.

Potrei portarlo io di persona, se non fosse che l’ufficio è dall’altre parte del mare, a Roma. Caro nonno se ci fossi tu con i tuoi magici piccioni viaggiatori, avremmo già risolto il problema. Con nostalgia ripenso a lui, al mio nonno solare, pacifico sempre sorridente. Viveva a Gonnostramatza, in su xiadeddu, in una vecchia casa, l’ultima, quasi fuori dal paese tutt’intorno solo campagna. In quella verdissima e profumata campagna aveva lavorato a lungo. Si era guadagnato da vivere pascolando animali a volte suoi ma il più delle volte di altri. Indossava sempre giacca e pantaloni grigi e un impeccabile camicia bianca. Si trattava di vecchi abiti consunti e stinti, ma mai sgualciti e sempre odorosi di sapone di marsiglia.

Lo ricordo seduto nei gradini della vecchia casa, sulla mano destra stringeva sa mazzocca, il tradizionale bastone di legno, compagno inseparabile di lunghe camminate. Nel taschino sinistro della giacca teneva nascosto gelosamente un vecchio orologio. Ogni volta che lo apriva per guardarne l’orario, richiudendolo lo accarezzava dolcemente, diceva che se era ancora a questo mondo lo doveva proprio al suo “amico orologio”. Fu costretto a partire per la guerra del 15\18. La chiamata arrivò il giorno del suo matrimonio.

Due uomini di legge si presentarono nella piccola chiesa di Sant’Antonio e fortunatamente gli concedettero di stare ancora un giorno con la giovane moglie. Venne destinato a Sassari e il suo compito fu quello di addestrare piccioni viaggiatori. Lo fece con passione per tanto tempo, ma un giorno discusse animatamente con un suo superiore (non raccontò mai il perché del litigio) e finì al confine austriaco, dove venne ferito gravemente ad una caviglia e sul petto, ma proprio grazie all’orologio si salvò, il proiettile rimbalzò ammaccando lo sportellino in acciaio. Ripenso sempre a quella volta che mio nonno mi chiese di comprargli una busta, un foglio e un francobollo per scrivere una importante lettera.

Certo mai e poi mai avrebbe immaginato che ora le lettere si spediscono senza francobollo e se il computer è “in linea” giungono a destinazione in pochi secondi. Forse faceva bene nonno a scrivere le lettere a mano. Se lo avessi fatto anch’io 10 giorni fa ora non starei qui a disperarmi. Cerco di rilassarmi davanti a una calda tisana e rileggo sul monitor la lettera che mio malgrado non riesco ad inviare…

Al Presidente della Repubblica Italiana
Palazzo del Quirinale
00187 ROMA

Onorevole Presidente,
chi le scrive è un vecchio tramatzese chiamato tanti anni fa a svolgere il suo dovere di cittadino Italiano, partire per la guerra. Sono stato un onesto lavoratore, ho sposato una donna colta e onesta e l’ho sposata a Gonnostramatza, il giorno in cui ricevetti la chiamata alla guerra. E’ stato il giorno più bello della mia vita per due motivi: ho sposato la donna che amavo e ho potuto consumare un abbondante pranzo in allegra compagnia di tutto il paese. Sposando la mia Antonietta ho sempre pensato al nostro futuro con un dignitoso lavoro e con tanti figli che il Buon Dio avrebbe voluto donarci. Non posseggo molto solo qualche appezzamento di terreno e qualche animale che mi hanno permesso di campare dignitosamente.

Partire e andare a fare la guerra, sparare al nemico per salvare la propria vita e difendere la nostra amata Patria è un atto doveroso che ogni cittadino italiano deve compiere sempre e comunque. Però lei mi permetterà un importante riflessione: anche il nemico spara per salvare se stesso e penso quindi che il nemico altro non è che un fratello che ha il nome della Patria diversa dal mio. Ho visto morire i miei compagni e tanti nemici, e ogni volta è stato un dolore immenso che ancora oggi rivivo.

Il buon Dio ha voluto tenermi in vita ma questo non è bastato a salvare la vita di mio figlio Salvatore, morto tragicamente a Cagliari durante un bombardamento nella guerra di liberazione. Il dolore che portavo dentro è diventato mille volte più forte. E’ un macigno che lacera la mia anima ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della mia vita. Signor Presidente Voi potete immaginare il dolore che provo, ma mai potrete comprendere appieno la lacerazione della mia amata Antonietta, il dolore di una mamma che perde il suo amato figlio a soli 20 anni.

Da quel girono non ha più regalato un sorriso, ha fatto il suo dovere di moglie e madre, ma a casa nostra non si sono più festeggiati natali e pasque e purtroppo abbiamo anche negato la gioia dei compleanni agli altri figli. La mia amata Antonietta dopo poco tempo mi ha lasciato solo, è morta di dolore, il suo cuore si è spento giorno dopo giorno. Signor Presidente fiumi di parole sono state dette e scritte, su questa odiosa e terrificante parola “guerra” e molte altre se ne diranno e scriveranno e mille immagini abbiamo visto, e vedremo ancora. La guerra genera dolore e vittime civili, sempre.

La guerra è il fuoco dell’inferno sulla terra. Guerra ma perché! La prego Signor Presidente diffonda questo messaggio, faccia riempire di cartelli tutti i muri del nostro paese, lo faccia scrivere in ogni angolo affinché nessuno debba più soffrire come me, come la mia famiglia, come tante altre famiglie. Mi rimane così poco da vivere. Dovrei essere contento perché lassù rincontrerò i miei amati Antonietta e Salvatore, ma il dolore di tante guerre che ancora si fanno nel mondo non rendono i miei ultimi giorni sereni e felici. Penso ai miei nipoti e sogno per loro un mondo migliore, più umano e insegno loro a credere nella pace e lottare per la sua realizzazione, tenendo aperto e ben vigile un occhio e chiudendo l'altro per sognare. Non mi deluda.
Con Osservanza

Firma

Caro nonno ora riaccendo il computer e sono sicura che finalmente sarà “in linea”. Vedrai fra pochi minuti puntualmente come da 30 anni la tua lettera arriverà nel solito ufficio, a Roma, e il Presidente della Repubblica si deciderà finalmente a rispondere (o io non smetterò mai di spedirgliela).


Dedicata a tutti i Tramatzesi e non, Cavalieri di Vittorio Veneto.

MaPi

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Di MisterBlog (del 09/03/2010 @ 09:36:59, in Blog, linkato 1065 volte)

Cari lettori, pensavate che il Carnevale fosse finito??
Ed invece eccoci quà con un video realizzato dai nostri "inviati Tramatzesi" in giro per le Sfilate Carnevalesche di Samassi, Guspini, San Gavino Monreale, Villaverde, Terralba e Marrubiu...

Grazie Ragazzi e Buona Visione!!!

Il Video (Sireus-Ardu)


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Di Dottor Sagamentu (del 04/03/2010 @ 09:02:05, in Storia, linkato 1278 volte)

Curiosità Tramatzesi

Forse non tutti sanno che nel dizionario-geografico-storico-statistico commerciale del 1841 l’abate e storico piemontese Goffredo Casalis descrive così Gonnostramatza:

villaggio della Sardegna nella provincia d'Isili e nel mandatario di Mògoro, sotto la prefettura d'Oristano. Era compreso nel Parte-Montis, antico distretto del giudicato d'Arborea…Giace sulle due sponde del fiume principale della regione. Le case sono fabbricate a pietre e a fango, non usandosi in queste parti i mattoni crudi (làdiris), e sono disposte irregolarmente da contrade storte e ora larghe, ora anguste, e nell'inverno assai fangose, e in molti tratti non praticabili…L'estensione territoriale di questo Gonnos può valutarsi a circa starelli 5750 che nella massima parte è in pianura. Si possono notare dalla parte del sirocco tre colline denominate Cucuru-Cabònis, Santavittoria e Cucurubingias; e dalla parte verso il meriggio l'eminenza che dicono Crucu.

In alcuni siti trovasi terra ottima per la fabbricazione de'mattoni e tevoli. Il fiume sunnotato ridonda qualche volta in inverno, e allaga per qualche tratto i campi con grave danno de' seminati, e con incomodo degli abitanti del paese. Un ponte ben costrutto serve alla comunicazione fra due rioni. In esso contribuì il popolo, ma il più della spesa fu conferito dal rettore Aru... In questo fiume vengono dalla parte di monte Siddi alcuni ruscelli, il Coccioledda che traversa il rione di levante, ed ha un piccol ponte, quindi un altro rivolo alla parte di mezzogiorno che taglia la via a Serzela, e l'altro alla parte contraria che dicono Fascas, e che vive solo nelle stagioni invernale e primaverile.


Popolazione. Nell'anno 1839 si numeravano in Gonnos anime 850, delle quali 410 nel sesso maschile e 440 nel femminile distinte in famiglie 230. La media dà nascite annuali 25, morti 15, matrimonii 6. I più mancano prima del sessantesimo anno. Nella prima età è la maggior mortalità, e questa osservasi principalmente nel mese d'agosto. La ragione di tanta pernicie pare esser questa, che andando le donne alla stoppia portano seco i bambini, non avendo a chi raccomandarli, ed ivi li depongono sopra il terreno bruciante, non usando altra cura che di ricoprirli dal sollione con un panno disteso sopra tre canne riunite in alto. Lo stesso praticandosi ne' vicini paesi e in altre parti vedesi lo stesso effetto, il quale non è poi veduto in rispetto a quei piccoli che non patiscono la stessa inclemenza. Nelle altre età vedonsi corpi robusti, e così temperati da resistere alle più forti cause morbifere. Le malattie più frequenti e perniciose sono i dolori laterali e i mali di fegato. I due flebotomi che si hanno per curare la sanità pubblica, dopo aver salassato ed aver adoperate le sanguisughe così, come da persone più dotte della setta de' dissanguatori usasi in altre parti, lasciano che operi o il male o la natura. Si ha una levatrice.


Professioni. Sono applicate all'agricoltura famiglie 150, ai mestieri 30, alla pastorizia 6. Vi sono poi famiglie nobili 5 con 9 individui, quindi le famiglie de' preti, de' notai e dei ricchi. Le famiglie non possidenti sono 100. Le donne lavorano in 215 telai, panni, lani e lini pel bisogno della famiglia. Quasi in tutte le case è questa macchina di antica forma, perchè ogni donna, di qualunque stato ella sia, quando va nella casa del marito, tra tutti i mobili e arnesi che vi porta, pone primo il telajo.
Nella scuola primaria si numerano fanciulli 10. Il frutto finora ottenuto da questo insegnamento è quasi nullo.


Agricoltura. Nel generale questo territorio è attissimo ai cereali, e nutre ottimamente le diverse specie de" fruttiferi, principalmente gli olivi e i mandorli. Si sogliono seminare annualmente starelli di grano 900, di orzo 100, di fave 250. L'ordinaria fruttificazione è all'ottuplo. Di lino se ne semina pochissimo. Le vigne non sono molto curate; e non pertanto producono abbondantemente. Le uve sono bianche, e la più comune è quella che dicono nuràgus; però anche i vini sono bianchi. L'estensione piantata a viti sarà circa di 110 starelli. Gli alberi fruttiferi, sebbene allignino, sono ancora rari. Vi saranno 100 ulivi, 2000 mandorli, ed un altro migliajo di altre diverse specie.


Bestiame. È in piccolissimo numero, non avendosi che 200 buoi per l'agricoltura, 50 vacche, 20 vitelli, 40 cavalli, 15 maiali, 40 porci, 50 pecore. Quest'ultima specie pascola nella regione di pastura comune che dicono Pabarìle, le altre nel prato e nelle terre chiuse (le tanche).


Religione. I gonnesi sono sotto la giurisdizione del vescovo di Ales. La chiesa maggiore è dedicata all'arcangelo s. Michele, ed il paroco che la governa ha il titolo di rettore ed è assistito nella cura delle anime da altri due preti. Quindi vi ha una sola chiesa filiale che trovasi all'estremità dell'abitato ed è dedicata a s. Antonio abate, ed un'altra in campagna. La principale sacra solennità è per il titolare. La festa è accompagnata dal solito spettacolo della corsa de' barberi. La chiesa rurale che accennai è l'antica parrocchia del deserto villaggio di Sèrzela e trovasi a mezz'ora da Gonnos in sulla sponda sinistra del fiume. Essa era dedicata a san Paolo apostolo, e tiene ancora il suo fonte battesimale, l'altar maggiore di legno dorato con pitture in tavola di molta antichità e di gran pregio…


Dottor Sagamentu

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